C ari amici,
ammettetelo che l’angolino vi è mancato! Mesi di oscurantismo, mesi di vuoto e di buio, la paginetta non voleva emergere dall’abisso, ma finalmente, una fioca luce potrebbe comparire all’orizzonte.
Mi chiedo: Ma l’angolino lo leggete? O vi capita sul “desk” e lo archiviate? Avete notato la magia che appare nella parolina dal suono britannico e barbaro per il vostro orecchio avvezzo ad inglesismi vari; Desk? Non è altro che la trasposizione del meraviglioso e tanto latino :”Desco” , elemento essenziale del “banchetto” ovvero del “piccolo banco” e desk non vuol appunto dire :”Banco”?
Ma … se io andassi al Casinò e fossi baciato dalla fortuna, non farei forse “saltare il banco”? e poi le miei immense vincite le dovrei depositare al femminile ovvero in “Banca” . Ma se il demone del giuoco mi pigliasse e facessi “Banca Rotta”?
Ma sopra la Panca la capra canta o campa?
E… sotto la Panca la capra crepa!!
Sostituiamo una B con una P e da un deposito monetario ci ritroviamo un quadrupede che canta o che muore. Incredibile!
Non ricordo nemmeno più quando fu l’ultimo angolino che vi scrissi, ma son certo che il mondo era diverso e meno schizofrenico, ma altrettanto pericoloso; mi crogiuolo nel ricordarvi qualche fatterello che sicuramente vi farà piacere leggere:
Con la nostra immaginaria macchina del tempo, torniamo indietro di 638 e ci troveremo catapultati l’undici marzo dell’anno del Signore 1387; era una tiepida giornata di pre primavera e due eserciti erano pronti a darsi battaglia sui campi di Castagnaro nella bassa veronese, prima dei territori della nebbiosa Rovigo. L’esercito che portava i colori della città di Verona era comandato dai capitani di Ventura Giovanni Ordelaffi da Forlì e Ostasio da Polenta di Ravenna, cognato del signore di Verona Antonio della Scala. L’altro, l’esercito padovano, aveva per capitano il mercenario inglese Giovanni Acuto, il cui vero nome era John Hakwood , ma che al nostro orecchio latino suonava come Giovanni Acuto.
Vinsero i Padovani, scalzarono gli Scaligeri dalla signoria di Verona, trovando asilo dai da Polenta per poi trasferirsi definitivamente in Baviera dove cambiarono il cognome in von der Leiter.
La battaglia di Castagnaro fu combattuta in una zona di acquitrini, dove l’astuto inglese riuscì a cogliere l’esercito nemico tra due ali di balestrieri ed arcieri, sfruttando le poche aree non fangose e al momento opportuno, quando i veronesi erano al limite, fece irrompere la cavalleria pesante che ebbe facile vittoria. Fu il più grande scontro tra eserciti di ventura del medioevo. Pensate proprio il giorno 9 marzo, sarebbe stato il compleanno di Cangrande della Scala, ovvero il personaggio che fu l’apice della dinastia che qui rese le insegne alla Storia.
Facciamo un salto in avanti nella linea del tempo ed entriamo nel XXI secolo. Era l’11 Marzo del 2004 e Madrid divenne bersaglio della cieca furia integralista islamica. Gli attentati causarono circa 200 morti e quasi 2000 feriti, vi ho già fatto notare il ricorrere del numero 11, oggi in gioco vi è anche il numero 3, vedete il simbolismo?
Mi piacerebbe ricordarvi, che oggi per gli antichi romani era una giornata di festa, infatti si festeggiava il natale di Flavonio.
Chi era Flavonio? Chi è Flavonio????
Egli era la personificazione del tiepido vento Zefiro che soffia da occidente, era rappresentato come un bel giovane arrecante in mano un mazzo di fiori primaverili in mano. Zefiro o Flavonio è portatore di bel tempo e soffia all’inizio della stagione calda.
Era figlio del titano Astreo, che fu anche padre delle stelle della notte e di altri venti, Borea, il vento del nord ed Austro il vento del sud est. Ora capite l’etimo delle parole: Astri per indicare le stelle, poiché figlie di Astreo e Australia, poiché rispetto all’Europa si trova a sud est. Vedete che meraviglia l’angolino!
Ma chi era la mamma di Zefiro?
Nientemeno che la dea Eos, ovvero l’alba!
Zefiro, secondo la mitologia divenne anche lui padre, ma non di divinità, bensì di due cavalli. Si racconta che possedette l’Arpia Celeno che per l’occasione si era mutata in giumenta e da questa strana unione nacquero i due cavalli immortali di Achille, Balio e Xanto, con cui l’eroe figlio di Peleo combatté sotto le mura di Troia. L’auriga preposto alla cura dei due cavalli era Automedonte, da cui nasce la parola ormai desueta “automedonte” per indicare il vetturino; ma credo che anche la parola “vetturino” ormai sia prossima all’oblio, credo di essere rimasto il solo ad usarla, voi che dite?
Dopo questa cavalcata tra olimpiche divinità ed eroi omerici, voglio chiudere con un’altra piccola curiosità.
Dalla parola Flavonio, l’orecchio germanico avvezzo ai suoni sassoni e non latini, ricavò i termine Föhn o Foehn per indicare il vento tiepido che spira all’inizio della primavera.
Da questo Föhn o Foehn nacque il termine commerciale “Fon o Phon” per indicare l’asciuga capelli, coniato negli anni ’30 del novecento dalla tedesca AEG.
Vi lascio e confido nel vostro ottimismo, poiché chi si fa prendere dallo sconforto, la battaglia l’ha già perduta.
Siam pronti alla morte.
L’Italia chiamò!
Ci ricorda Mameli, e pertanto bando alla disperazione e cerchiamo la fiducia e la speranza per il futuro.
Ciao Ciao a tutti
CS





