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Angolino del 30 Settembre 2025

Angolino del 29 Settembre 2025
29 Settembre 2025
Angolino del 01 Ottobre 2025
1 Ottobre 2025
C ari amici,
Per chi c’era oppure aveva l’età per capire, chiedo se si ricorda che negli anni ‘90 non c’era piatto, pizza o altro che non contenesse la Rucola. Ovunque Rucola: sulla pizza, sul carpaccio, in ogni insalata, sacrilegio per i liguri, veniva messa anche nel sacro pesto alla genovese, poi incubo degli emiliani che la trovavano assieme alle tigelle ed al gnocco fritto; ebbene noi oggi, scomparsa dai nostri piatti la rucola, ci ritroviamo ovunque una parolina abusata: “Iconico” . Fateci caso, non vi è articolo di giornale, pagina social, commento televisivo o radiofonico, dove non si sfoggi “l’iconico”.
Fino ad un paio d’anni fa, chi avesse parlato di icone poteva essere solo un appassionato di arte sacra russa, o di ex voto nascosti in chiese e monasteri; magari un cattolico impegnato in uno studio sulle stazioni della via crucis, ma oggi se non dici ogni due periodi “iconico” sei un povero gretto ignorante.
Ma andiamo a vedere come arriva a noi questa bizzarra parolina.
Ci arriva dritta dritta con un po’ di sbandate dal greco antico, più esattamente da “Eikon” ovvero immagine, poi passa al greco bizantino, diventando “eikona” per poi passare al latino tardo che la storpia in “icona” per poi essere dimenticata e ritornare con un accento delle steppe in “ikona”, ma sempre immagine resta.
Quindi oggi la nostra parolina rucola, da dove spunta?
Proseguendo con un percorso semantico e semiotico, alla Umberto Eco aggiungendo un pizzico di Dan Brown, da “immagine” si trasforma in “apparizione”, ovvero fenomeno visivo; da essa diviene sinonimo di “simbolo” , perde la sua sacralità e si trasforma in un segnale di popolarità.
Quando un oggetto o un personaggio, oggi, viene apostrofato con l’aggettivo “iconico” lo abbiamo assurto a simbolo di qualche cosa: un’epoca, un certo ambiente, una cultura, una forma d’arte.
Ma per me Icona rimane sempre una parola regata all’espressione artistica sacra del oriente europeo, e difficilmente la userò per indicare che so: una fiat 500 parcheggiata davanti ad un bar di provincia definendola iconica poiché simbolo del pensiero straniero di immagine italiana.
Perdonate il mio dilungarmi, ma come avrete capito, non amo la Rucola.
Passiamo a vedere cosa ci riserva la povera e simpaticamente inutile paginetta:
Come oggi nel 1948 uscì in edicola il primo numero del fumetto Tex di Bonelli, con il titolo :” Il totem misterioso”, pare che il nome Tex derivi dall’insegna di un negozio di Milano, “Tex Moda”, dove tex stava per una contrattura di tessile, ma ricordava anche li Stato del Texas e poi, pare che nel pensiero di Bonelli, il cognome avrebbe dovuto essere Killer, ma risultava troppo ruvido, violento e venne sostituito all’ultimo in Willer, più americaneggiante; ricordiamoci che la seconda guerra mondiale era appena finita e l’Italia era zeppa di Willys Jeep, ed il suono risultava familiare.
Devo essere sincero non ho mai amato il fumetto Tex, perché le avventure in ogni albo non finivano mai e dovevi aspettare il seguente per avere il finale.
Pazienza, che ci volete fare, mi piace la completezza.
Nel 1955 moriva in un incidente d’auto a soli 24 anni l’attore James Dean, era a bordo della sua Porsche 550 Spyder mentre si stava recando ad una gara automobilistica.
Ma dov’è la curiosità?
Cari amici dovete sapere che la prima automobile a fregiarsi del nome di Spyder e non Spider ( ragno ) fu una sportivissima italiana, la Cisitalia 202 Spyder Mille Miglia, seconda alla gara bresciana del 1947 con al volante nientemeno che Tazio Nuvolari.
Pare che Ferdinand Porsche abbia voluto chiamare la sua 550 con il nome Spyder in onore di Pietro Dusio, fondatore della Cisitalia e amico personale, con cui aveva un debito di riconoscenza per averlo salvato dalle prigioni francesi a guerra finita, infatti il noto ingegnere tedesco era stato accusato di essere un nazista fervente, e solo l’intervento di Dusio che aveva garantito per lui, lo fece rilasciare. Torniamo alle diciture automobilistiche; nei paesi anglofoni non si usa il termine spider o spyder per indicare una macchina sportiva scoperta, ma la parola roadster, mi raccomando.
Alle fattezze della Porsche 550 i moderni progettisti e designer della casa di Stoccarda, si sono ispirati per disegnare la più moderna Boxter, auto che trovo molto interessante.
Tornando all’attore, la sua auto era stata da lui stesso battezzata “ little bastard “.
Pensiero personale, a me James Dean non è mai piaciuto!
Cari amici, passiamo ad altro: era il 30 settembre del 1957 e il mondo stava per cadere in un baratro. Eravamo in piena Guerra Fredda, le super potenze si guardano in cagnesco e combattevano per il predominio mondiale sempre con il dito sul bottone che avrebbe portato all’olocausto nucleare. Una nuova crisi si delineava, non bastavano i fatti di Budapest, che subito, vicinissimo al nostro territorio, prendeva vita un destabilizzante golpe, che avrebbe potuto cambiare le sorti del mondo.
Ebbene si, cari amici, il 30 settembre 1957 scoppiò un colpo di stato nell’antichissima Repubblica di San Marino. Non ci credete???? Eppure passò alla storia come i fatti di Rovereta: dopo uno stallo dato da un governo con pari numeri dell’opposizione, si creò un secondo parlamento a Rovereta con nuovo governo che subito fu riconosciuto legittimo da Italia e Stati Uniti, e la pace nel piccolo stato ritornò.
La cosa curiosa è capire come mai opposizione e governo avessero pari numeri nel parlamento: è presto detto, 5 deputati del partito socialista Sanmarinese, per brevità PSS, allora al potere, si dissociarono e vennero espulsi perché appoggiarono verbalmente la rivolta Ungherese, e criticarono la linea del partito che invece appoggiava l’intervento armato sovietico. Essi crearono il loro partito, il Psis ovvero il partito socialista indipendente sanmarinese, e passarono nelle fila dell’opposizione, e quindi non vi era più maggioranza in parlamento, ma stallo.
Capito che cose succedono nella sonnacchiosa piccola repubblica, ma pensate se fosse accaduto che Usa e Italia avessero appoggiato la linea del neo parlamento e Urss e Patto di Warsavia l’atro, che sarebbe successo?
Avremmo visto impiegate le super potenze per redimere una questione da consiglio comunale, a me la cosa ricorda un po’ un fantastico film con Peter Sellers, “ il ruggito del topo “ che vi consiglio vivamente di andarvi a vedere.
Oggi sarebbe il compleanno dell’eccentrico scrittore Americano Truman Capote, classe 1924 autore tra le altre cose del romanzo “ Colazione da Tiffany “ da cui il celebre film che adoro, ma non dimentichiamoci anche del piccolo testo “Viaggio in Italia” scritto nel 1948, appena dopo la guerra, soffermandosi sul period trascorso sul Garda a Sirmione.
Si è parlato di Syder ed ora di Capote, visto? Nulla è un caso, ed un po’ di burla ci vuole ogni tanto!
Oggi ricorre santa Sofia, patrona dell’intelletto, del copyright e delle opere d’ingegno.
Ma anche san Gerolamo, colui che per primo tradusse la Bibbia ed i Vangeli in Latino dalla versione in Greco e da quella in aramaico, pertanto è patrono dei traduttori e data la sua passione per le antichità, anche degli archeologi.
Ma la curiosa curiosità dove si nasconde? Non certo tra le sabbie dei Sinai o tra le pergamene antiche in mano al santo, ma lontano nel tempo e nello spazio, al termine del XIX secolo nel nuovo mondo, e più precisamente in quel vasto territorio che oggi conosciuto come Arizona e Nuovo Messico, in cui si svolsero le gesta di uno dei più indomiti capi Apache, il famoso Geronimo; ma perché un nativo americano doveva avere un nome di un santo del IV secolo?
Per fortuna c’è l’angolino che vi corre in aiuto:
Era il 30 settembre del 1858 ed un giovane Apache della tribù dei Chiricaua, si avvicinò di soppiatto al paesino messicano di Guadalupe, dove erano in corso i festeggiamenti per san Girolamo, in spagnolo Geronimo. I soldati messicani e i paesani si misero a canzonare il poveretto, il quale senza scomporsi, velocissimo, prese una freccia, l’arco e cominciò il massacro. Poi scappò velocissimo verso una piccola valle. Subito vi fu la reazione dei messicani, che saliti a cavallo lo inseguirono, ma caddero in una imboscata tesa dal resto dei guerrieri Apache.
Fu una carneficina, morirono quasi tutti gli inseguitori. Il giovane indiano si mise a vagare tra i cadaveri ed i morenti che imploravano pietà invocando San Geronimo. Da allora nacque la leggenda e lui vendicò la moglie ed i figli uccisi pochi giorni prima dai soldati messicani, aggiungendo quel nome che i morituri invocavano.
Dai bello! E ditemi che lo sapevate!!
Ora vi lascio guardando il freddo cielo di fine settembre, chiedendomi dove sia la mia Sofia.
Un saluto
CS