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Angolino del 16 Agosto 2025

Angolino del 12 Agosto 2025
12 Agosto 2025
Angolino del 29 Settembre 2025
29 Settembre 2025
C ari amici,
siamo nella settima delle vacanze per eccellenza, e mi rifiuto categoricamente di parlarvi del “Ferragosto” , dato che ho notato, che non vi è giornale, sito o social che non dica le solite banalità sulla festa pagana e il sormontarsi di quella religiosa cristiana, quindi io da bravo anticonformista mi astengo e vi rimando a leggervi i suddetti articoli.
Oggi abbiamo i leader di due superpotenze che si incontrano nella remota Alaska per cercare una soluzione alla pesante guerra in Ukraina, ma questo evento diverrà storia da domani, accontentiamoci di incontrare su questa paginetta solo una piccola notizia riguardante la gelida terra del Nord dove avverrà l’incontro:
Come oggi nel lontano 1896 venne scoperto l’oro nella remota regione dell’Alaska chiamata Klondike, per gli assidui lettori di “Topolino” ricordo che quando Paperon de Paperoni racconta la sua giovinezza, narra del suo primo milione accumulato nel Klondike (la pronuncia è Klondaik) .
Sta di fatto che comincia l’ennesima corsa al metallo giallo.
Noi però siamo alla ricerca di curiosità varie e quindi: è lo stato più esteso degli Stati Uniti, con una superficie di poco superiore a 1.700.000 Km quadrati, pensate che la nostra Italia è poco più che 300.000 Km quadrati, tanto per dare due cifre, è cinque volte e mezzo la nostra penisola, ma vi vivono solo 700.000 abitanti, più o meno come le aree metropolitane di Genova o Bologna o Palermo.
Fino al 1867 faceva parte dell’impero Zarista che la vendette agli USA per poco più di 7 milioni di dollari in Oro; i russi consideravano quelle terre troppo lontane e selvagge, prive di qualsiasi interesse se non le poche stazioni commerciali sulla costa che vivevano di commercio di pellicce, ma dopo pochi anni si rivelò un’area molto strategica, gli americani trovarono l’oro, poi il petrolio e perfino il gas naturale, diciamo che i Russi col senno di poi non fecero un buon affare.
Ed questo strano nome? Da dove sbuca? “Alaska”! Non è certo di derivazione latina o greca, neppure slava o germanica, scartiamo quella scandinava o cinese, men che meno giapponese, ma allora?
Il termine ci arriva dalle parlate degli Aleutini, ovvero gli abitanti delle remote isole del nord Pacifico che indicavano con il termine “Alaxsxaq” quelle lande, con il significato di “grande terra” o ancora “terra ferma” non un’isola come le loro.
Dai ditemi che lo sapevate.
Passiamo alla pagina nella sua forma almanaccale classica:
Come oggi nel 1379 venne combattuta la “battaglia di Chioggia“. Lo so non la conosce nessuno, ma vi assicuro ha avuto la sua importanza. Andiamo a vedere a grandi linee cosa accade: la flotta genovese al comando di Pietro Doria, acerrimo nemico della Serenissima, nel tentativo di forzare il porto di Venezia, si diresse su Chioggia, mentre l’esercito dei Da Carrara, signori di Padova, alleati dei Genovesi, attaccava via terra. I Genovesi si impadroniscono della città, la saccheggiando e incendiando; riuscendo in questo modo a tenere in forte apprensione Venezia che si trovava stretta tra mare e terra da mortali nemici.
Poi i Genovesi mollarono la presa, i Da Carrara si indebolirono e tutto tornò all’equilibrio precedente, ma lasciando forti strascici politi e militari.
Oggi si festeggia San Rocco:
Se fossimo vissuti tra il 1300 ed il 1600, avremo conosciuto bene la storia di questo santo pellegrino, uno dei più famosi in tutto l’Occidente come protettore e guaritore dei malati di peste, morbo che proprio in questi secoli stava condizionando la vita e la morte nel mondo intero: le epidemie di peste furono capaci di cancellare l’esistenza di un terzo della popolazione dell’Europa.
Il paradosso è che, a fronte della sua estrema popolarità, le notizie sulla vita di questo santo son poche, ma diamo una occhiata assieme.
Nacque tra il 1345/50 a Montpellier in Francia, da una famiglia benestante.
All’età di 20 anni restò orfano di padre e madre, quindi decise, forse spronato dalle ultime parole del padre morente, di seguire Gesù Cristo. Alcuni sostengono che fosse entrato nel terz’ordine francescano, si racconta che lasciò tutti i suoi beni, vestì l’abito da pellegrino e partì per Roma. Durante il suo pellegrinaggio si dedicò all’assistenza, guarendo molti malati di peste in modo miracoloso. La sua fama di guaritore si diffonde nella pianura padana, ma in quel di Piacenza si ammala anche lui del terribile morbo. Soffre così tanto che è allontanato dall’Ospedale perché “disturba” con i suoi lamenti. Resta solo in un bosco dove verrà salvato da un cane che gli porterà pane tutti i giorni. Il padrone del cane, Gottardo, incuriosito dal suo comportamento, seguì la bestia e così conobbe il santo e ne divenne il suo unico discepolo. Vi ricordo che nell’iconografia classica il santo è sempre vicino ad un cane.
Ripartito verso Montpellier, in un località non nota, viene fermato e sospettato di spionaggio. Verrà messo in prigione perché si rifiuterà di dire il suo nome, in quanto aveva fatto voto di non rivelarlo per non godere dei benefici derivanti dalla sua nobiltà. Lì rimarrà, per 5 anni, morendovi il 16 agosto in un anno compreso tra il 1376 ed il 1379.
Dopo la sua morte, per possedere le sue reliquie e godere dei favori della sua protezione, non ci si farà scrupolo di trafugare il corpo del santo dalla chiesa di Voghera dove era stato collocato e portarle a Venezia. In seguito, una reliquia del santo verrà donata a Montpellier.
In Italia quasi 60 località portano il suo nome ed a lui sono dedicate oltre tremila tra chiese, oratori e luoghi di culto.
Caratteristiche della sua iconografia: uomo in età adulta, il vestito da pellegrino, con il cappello a larghe falde, il cane che gli porta il pane, un segno della peste, ovvero un bubbone scuro sulla coscia ed il bastone da viaggio.
Oggi si festeggia pure santo Stefano D’Ungheria, pertanto colgo l’occasione di un cenno anche su questa regione e questo popolo alquanto misteriosi che ogni tanto fan capolino tra le righe della povera paginetta.
Gli Ungheresi, popolo nomade, di sangue ugro-finnico, scacciati dalla loro sede originaria, le steppe del Don, forse dai mongoli, raggiunsero nell’889 l’alto corso del Danubio e scesero in Pannonia, sotto la guida di Arpad, fondatore della dinastia degli Arpadi che governarono l’Ungheria fino al 1301.
Essi costituirono un costante pericolo per l’Occidente finché Ottone I non li sconfisse nel 955 presso Augusta, costringendoli ad una vita sedentaria. Fu in questo periodo che avvenne l’apertura alla predicazione cristiana. Il duca Geza, avendo sposato una principessa cristiana, permise che il figlio Vaik fosse educato cristianamente. Vaik ricevette il battesimo negli anni dell’adolescenza e prese il nome di Stefano. Non a caso, vi ricordate che santo Stefano è arciere ucciso dagli arcieri, l’arco era l’arma per cui erano temuti gli ungheri, vi ricordo il magnifico dipinto nella sala d’arme del castello di Avio a tal proposito.
Guida e maestro gli fu il santo vescovo di Praga, Adalberto, ebbe in moglie la pia e intelligente principessa Gisella o Ghìsola, sorella del futuro imperatore Enrico Il di Baviera. Nel 997 Stefano-Vaik aveva ereditato dal padre il governo del popolo magiaro e il suo primo obiettivo fu di riunire le trentanove contee autonome in uno stato politicamente e religiosamente compatto.
Inviò a Roma il suo più valido collaboratore, il monaco ungherese San Astric, che il papa Silvestro II consacrò vescovo conferendogli l’incarico di consacrare altri vescovi ungheresi. Gli affidò pure la corona con la quale Stefano, nel giorno di Natale dell’anno 1000, venne incoronato re di Ungheria, col titolo di «Re apostolico».
Stefano si dimostrò degno dell’appellativo: egli intraprese l’evangelizzazione del popolo magiaro con l’aiuto degli operosi benedettini di Cluny, dei quali favorì l’insediamento in tutto il territorio con la creazione e la dotazione di vari monasteri, il più celebre dei quali, quello di S. Martino di Pannonhalma, che divenne un grande centro di attività missionarie. Divise il regno in dieci diocesi e in trentanove diaconie, corrispondenti alle 39 contee. Fu un monarca saggio e coraggioso ed un ottimo diplomatico. Pur mantenendo buone relazioni col vicino imperatore di Costantinopoli, mirò a consolidare i legami con la promettente comunità occidentale.
Gli ultimi anni del suo regno, durato dal 997 al 1038, furono amareggiati dalla prematura morte dell’erede, il principe Emerico e dalle lotte per la successione. Alla sua morte, la regina Gisella abbandonò la reggia e si rinchiuse nel monastero benedettino di Passau. Stefano fu incluso nell’albo dei santi nel 1083. Dal 1631 la sua festa, estesa a tutta la Chiesa, fu celebrata il 20 agosto, quindi il 2 settembre. Col nuovo calendario la memoria del santo viene fissata al giorno più vicino al 15 agosto, anniversario della sua morte.
Non lasciò eredi legittimi e quindi il trono passò ad un “veneziano” Pietro Orseolo, detto Pietro il veneziano, con poca fantasia, ma che ci faceva un patrizio lagunare sul trono d’Ungheria?
Sveliamo l’arcano: Egli era figlio di Ottone Orseolo, che fu doge e della principessa ungherese Grimelda, sorella nientemeno che di Santo Stefano. Quindi Pietro era il nipotino del re, tutto qui.
A voi una domanda: Ma avete mai visto la “corna di Santo Stefano”?
Cosa vi pare ci sia di strano?
A voi un cenno.
Come oggi nel 1815 nasceva a Torino San Giovanni Bosco.
Nel 1977 moriva a 42 anni il cantante Elvis Presley
Oggi Marte arrise alle armi Italiche, nel 1855 venne combattuta e vinta la battaglia della Cernaia, nel contesto della guerra di Crimea, ora vi spiegate il motivo del nome della caserma dei Carabinieri e della omonima via di Torino.
Oggi nacque, per la gioia del mio amico Massimiliano S. il primo orologio subacqueo vero e proprio, esso venne inventato, progettato e costruito in Svizzera naturalmente, presso le officine Rolex, concepito da Herr Ingenier Hans Wildorf, venne alla luce il famosissimo Oyter, ovvero l’ostrica, tutt’oggi cavallo da battaglia della marca elvetica, correva l’anno 1926, quindi 99 anni fa!
Il 16 Agosto del 1972 un pescatore subacqueo calabrese, scopre due statue bronzee nelle acque di Riace, i famosi Bronzi, datati intorno al 460 AC, vero patrimonio dell’umanità, ma per oggi è tutto, buone feste
Il vostro
CS