C ari amici,
anche quest’anno siamo arrivati al compleanno dell’Angolino, ebbene si miei cari, questa paginetta ci accompagna da quel lontano 7 ottobre di tanti anni fa, che creò questo guazzabuglio di oziose nozioni parate sul video solo dalla coerenza calendariale.
Un omaggio alla madrina di tale genesi, Camilla M. che dopo aver letto la prima paginetta, il giorno seguente, l’8 ottobre mi scrisse: “Toc toc, dove è il mio angolino di oggi?” capii di aver dato il via a qualcosa che ci avrebbe accompagnato per lungo empo, fino praticamente ad oggi dopo 22 giri del nostro pianeta attorno alla sua stella.
Sono trascorsi 264 mesi, son state scritte migliaia di pagine elettroniche, abbiamo vissuto assieme mille fatti, vicende, lutti, amori, delusioni e successi, abbiamo visto passare sotto i nostri occhi governi, personaggi famosi, culture, mode, abbiamo visto mutare la lingua, nascere bimbi che ora son all’università, abbiamo conosciuto successi e sconfitte, cambi e rinnovi, ma la paginetta, quella, piccina, delicata, mai ingombrante, quella è rimasta.
Permettetemi di esprime un ennesimo grazie a tutti coloro che l’hanno letta, apprezzata, criticata, corretta, ampliata, amato o odiata; non nomino alcuno, lo feci già anni fa, ma vi porto tutti nel cuore, anche coloro che nel percorso ci hanno lasciato.
Ammettetelo che la paginetta vi ha fatto fare qualche bella figura in società, dandovi la possibilità di citare aneddoti o facezie, lasciando un piccolo germoglio in ogni lettore.
Dopo questo inizio strappa lacrime, direi che è il caso di ritornare alle solite inutili ma simpatiche curiosità che qui si celano sornione, tra una riga e l’altra del bianco immenso campo da arare non più con l’inchiostro ma con qualche bit.
Ritorniamo a vestire i soliti panni dei curiosi lettori e tuffiamoci nel inconsueto e faceto mondo dell’angolino.
Oggi, 7 ottobre ricorre una data importante per la civiltà occidentale, infatti come oggi ben 454 anni orsono la flotta cristiana sconfisse la poderosa flotta Turca, quindi mussulmana, nelle acque ioniche prospicenti l’isola di Corfù. Questa battaglia viene ricordata ancor oggi come Battaglia di Lepanto o del Rosario. Perchè vi domanderete, cari amici, è presto detto il motivo, i marinai cristiani non si aspettavano una vittoria sulle preponderanti forze dell’Islam, quindi prima dello scontro si misero tutti a recitare il santo Rosario, per preparare l’anima a Dio, da allora oggi sul calendario è la festa del santo rosario.
Mi consentirete una breve esposizione del fatto, preparatevi alla noia:
La battaglia di Lepanto
La flotta cristiana riuscì a concentrarsi a Messina alla fine di agosto del 1571. Presto, se si considera la difficoltà che dovettero superarsi; troppo tardi, secondo i più prudenti tra i condottieri cristiani: Requesens, inviato personale di Filippo II, e Gian Andrea Doria consigliavano di limitarsi a un atteggiamento difensivo .In effetti, fu la sua energia, sostenuta dal fascino della sua personalità e dalla naturale attitudine al comando, a soffocare sul nascere riaffioranti contrasti tra capitani e tra equipaggi. Fu la sua volontà a perseguire lo scontro, andando a cercare l’armata nemica. Furono, poi, il suo coraggio e il suo valore militare a giocare un ruolo molto importante nella battaglia stessa.
Così, la flotta cristiana andò a cercare quella turca, la quale, dopo essersi spinta fino a metà Adriatico, era rientrata a Lepanto, per imbarcare nuovi equipaggi e nuovi viveri. La flotta cristiana era composta da duecentootto galee, quella turca da duecentotrenta. Centodieci galee avevano comandanti veneziani, anche se, per la scarsezza di uomini, gli equipaggi erano stati rinforzati con truppe provenienti dagli Stati spagnoli, in specie per il settore degli archibugieri.
La superiorità numerica, gli ordini avuti dal sultano e il suo temperamento personale indussero il comandante in capo della flotta turca, Alì, a non sottrarsi al combattimento, pur se nell’ambito dei comandanti turchi non poche voci si erano espresse in senso contrario.
Mentre le flotte si avvicinavano fu inalberato sulla galea del comandante in capo dell’armata cristiana lo stendardo della Lega, offerto da san Pio V, che recava in campo cremisi il Crocifisso con, ai piedi, le armi del Pontefice, di Venezia e della Spagna. Don Giovanni e il comandante pontificio, Marcantonio Colonna, imbarcatisi su due piccoli e veloci legni, percorsero tutto lo schieramento, ricordando la natura divina della causa per cui combattevano e che il Crocifisso era il loro vero comandante. A bordo, i cappellani confessavano e i capitani incitavano; gli equipaggi lanciavano grida di guerra .
Il mare si calmò improvvisamente, e ciò parve miracoloso agli esperti di mare. La battaglia si accese, dopo che dalle imbarcazioni ammiraglie erano partiti i primi colpi di artiglieria.
Mentre Gian Andrea Doria, a capo dell’ala destra dello schieramento cristiano, era costretto ad allargarsi per evitare la manovra di aggiramento tentata dal corno sinistro dello schieramento turco, comandato da Euldj-Ali la battaglia si decise nel centro. Le artiglierie giocarono un ruolo tutto sommato secondario, anche se la superiorità di fuoco delle sei galeazze veneziane, pesantemente armate, rimorchiate in prima fila, ebbe un peso rilevante nel gettare un sanguinoso disordine nel cuore dello schieramento nemico. Decisiva fu la superiorità delle fanterie cristiane nella serie dei combattimenti ravvicinati tra singoli gruppi di galee, guidate da capi che “non mancavano di mostrare animo gagliardo e grande” .Intanto, “gran parte degli schiavi cristiani che si trovavano sopra l’armata nemica […]facevano ogni sforzo per procacciare il loro scampo e la vittoria dei nostri” .
Molti furono gli episodi di eroismo: l’equipaggio della galera Fiorenza dell’Ordine di Santo Stefano, tutto ucciso salvo il suo comandante Tommaso de’ Medici e quindici, uomini. Il generale Giustiniani, dell’Ordine di Malta, e il comandante della galera capitana dell’Ordine, fra’ Rinaldo Naro, furono feriti tre volte; quaranta cavalieri di Malta caddero nel combattimento . Morì, tre giorni dopo la battaglia, anche il comandante in seconda veneziano, Agostino Barbarigo, il quale, accorgendosi che ì suoi ordini non erano uditi bene, si scoprì il viso mentre “i nemici più fieramente saettavano; essendogli detto si coprisse […] rispose che minor offesa egli sentirebbe di essere ferito che di non essere udito”, e fu così ferito mortalmente . Del valore di don Giovanni si è detto; va anche ricordato il grande apporto di Marcantonio Colonna e del settantacinquenne comandante veneziano Sebastiano Venier.
Le proporzioni della sanguinosa battaglia possono essere riassunte in poche cifre. Se i caduti cristiani furono circa 9 mila, quelli turchi furono 30 mila, varie altre migliaia quelli catturati. Soltanto trenta navi turche riuscirono a fuggire; delle altre, centodiciassette catturate e divise tra gli Stati membri della Lega e le rimanenti andarono distrutte .
Commento Critico:” Per bacco che casino”
Che centri la regola del contrappasso?? Come abbiamo appena visto, gli stati Europei oggi sconfissero i mussulmani nelle acque di Lepanto, guidati da un Italino, e proprio oggi dopo 414 anni che si siano voluti prendere una rivincita? Pare di si, infatti il 7 ottobre del 1985 un commando Palestinese prese il controllo della nave da crociera Italiana Achille Lauro mentre incrociava al largo dell’Egitto.
La vicenda la ricordate tutti, Sigonella, Abu Abbas, la caduta del governo Craxi, Regan icazzato, l’omicidio del cittadino USA Leonard Klighoffer, ebreo paraplegico a bordo della nave.
Vi ricordo solo che la povera Achille Lauro finì in fondo al mare nel 1995 al largo della Somalia, dopo 2 giorni in preda alle fiamme. Direi che non fu una delle imbarcazioni più fortunate.
Pensate che ancor oggi in alcuni paesi del Nord Africa si ricorda questa data come “Il giorno della vendetta” inquietante direi e che forse sia il caso di ricondurre il tutto all’attacco terroristico del 7 ottobre 2022 subito dai Kibbutz israeliani sorti vicino alla Striscia di Gaza?
Per Giove Pluvio, direi di si.
Ma oggi accadde anche altro nel mondo:
Nel 1950 le truppe dell’ONU, comandate dal generale Duglas Mc Artur, sfondarono le linee nord Coreane ed attraversarono il 38 parallelo.
Nel 1806 l’inglese Robert Wedgwood inventò la carta a carbone.
Nel 1950 le truppe comuniste Cinesi invasero il pacifico Tibet.
Nel 1849 moriva a Baltimora il padre dei racconti Horror, il grande Edgar Allan Poe.
Come abbiamo detto, oggi la chiesa cattolica ricorda la Beata vergine del Rosario:
Il Rosario è, nato dall’amore dei cristiani per Maria in epoca medioevale.
Gli anacoreti orientali usavano pietruzze per contare il numero delle preghiere vocali. Nei conventi medioevali i fratelli laici, dispensati dalla recita del salterio per la scarsa familiarità col latino, integravano le loro pratiche di pietà con la recita dei « Paternostri », per il cui conteggio S. Beda il Venerabile aveva suggerito l’adozione di una collana di grani infilati a uno spago. Poi, narra una leggenda, la Madonna stessa, apparendo a S. Domenico, gli indicò nella recita del Rosario un’arma efficace per debellare l’eresia albigese, o catara, ma questa è un’altra storia.
Nacque così la devozione alla corona del rosario, che ha il significato di una ghirlanda di rose offerta alla Madonna. Promotori di questa devozione sono stati infatti i domenicani, ai quali va anche la paternità delle confraternita del Rosario. Fu il papa domenicano, Pio V, il primo a incoraggiare e a raccomandare ufficialmente la recita del Rosario, che in breve tempo divenne la preghiera popolare per eccellenza, una specie di « breviario del popolo», da recitarsi la sera, in famiglia, poiché si presta benissimo a dare un orientamento spirituale alla liturgia familiare e la tradizione vuole che allontani i demoni e gli spettri.
La celebrazione della festività odierna, istituita da Pio V per commemorare la vittoria riportata nel 1571 a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente si diceva « S. Maria della Vittoria »), il giorno 7 ottobre, che in quell’anno cadeva di domenica, venne estesa nel 1716 alla Chiesa universale, fissata definitivamente al 7 ottobre da Pio X nel 1913. La «festa del santissimo Rosario», com’era chiamata prima della riforma del calendario del 1960, compendia in certo senso tutte le feste della Madonna e insieme i misteri di Gesù, ai quali Maria fu associata, con la meditazione di quindici momenti della vita di Maria e di Gesù.
Oggi è il compleanno del presidente Russo Vladimir Putin, vi ricordo che il nome Vladimiro, che fa tanto vampiri e leggende delle lontane e selvagge terre dell’est, in realtà è la storpiatura slava del germanico Waldemar che in lingue sassoni si è evoluto in Waldemoor ed in slavo Vladimir o Vlad, senza il mir che da loro suona come la nostra parola “ pace” , ricordatevi il nome della stazione orbitale russa, la MIR, per l’appunto. Il significato oggi nelle lingue slave è “ re potente “. Nomen Omen dicevano i latini che la sapevano lunga.
Ciao a tutti
CS





